IL FIGLIO DI J.J.

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Il figlio di J.J. , che poi  sarebbe anche mio fratello, le somiglia molto. Non fisicamente, perché anzi è molto simile a nostro nonno paterno, ma caratterialmente sì anche se non lo ammetterebbe mai. Il denominatore comune che contraddistingue ambedue e la rigidità, almeno nel campo della pedagogia; infatti sia mia madre che mio fratello sono stati,  genitori severi. Non che questo sia un male, considerati i risultati di ambedue, solo che non sempre la severità sortisce i risultati voluti e soprattutto i figli non sono matematica: applicando la stessa identica formula, ahimè, il risultato non è sempre uguale. Infatti i tre figli di mio fratello, i miei adorati nipoti, non potrebbero essere più dissimili tra loro, neanche se fossero cresciuti in tre famiglie diverse. Fe. –  il primo –  porta il peso di essere indiscutibilmente il genio della famiglia; a 8 anni aveva letto già tutto Salgari ed ora a 24 ci annoia da anni con i suoi trenta e lode: si potrebbe dire “un destino segnato” da un’intelligenza superiore alla media e da una notevolissima capacità di apprendimento, credo che abbia molto sofferto per il fatto di dover essere sempre all’altezza di quello che oramai ci si aspetta da lui. Non che tutto questo gli impedisca di essere un ragazzo simpaticissimo, pieno di una notevole  ironia intellettuale. Per tutto ciò che è pratica e manualità, un vero disastro!

 

 Eu. – il secondo – avendo l’esempio di cotanto fratello, e non potendo o non volendo reggere il confronto, ha deciso di indirizzare la sua intelligenza verso forme completamente diverse. Eu. è simpaticissimo, vulcanico, irriverente, fancazzista a scuola, bravissimo nelle cose pratiche e manuali, fà e si interessa di mille cose, è un ribelle anticonvenzionale, ha mille amici e spazia dalla musica alla magia con una facilità estrema. Vi. – la terza, agognata femmina – è ancora piccola e purtroppo non la conosco abbastanza. Per quel poco che posso dire, nonostante sia assillata dai due fratelli più grandi, rivela un caratterino niente male e mi auguro che sia un po’ una sintesi di tutti e due. Per ora è un’adolescente molto carina e dolce alle prese con due fratelli che se potessero le farebbero indossare il burqua. Per tornare al figlio di J.J., nonché mio fratello, come tutti i fratelli maggiori è stato il mio mito da quando ho aperto gli occhi. Nonostante tutte le angherie ricevute – e sono state tante – io lo adoravo. Capisco che per lui non deve essere stato facile: per sei anni e mezzo della tua vita sei il principe assoluto ed indiscusso della casa nonché, per due nonni, unico adorato nipote; poi, ad un certo punto della tua vita da Re,  arriva una sconosciuta alla quale – ti dicono – DEVI voler bene, si prende tutte le attenzioni dei tuoi genitori, dei tuoi nonni e, più tardi anche i tuoi giocattoli. Ci credo che mi odiasse. Io poi, contrariamente a lui che era vivacissimo, ero una bambina molto buona – qualcuno direbbe tonta – e quindi difficilmente incorrevo nelle ire funeste di mia madre.  In seguito – divenuta, invece, un’adolescente piuttosto sveglia e ribelle – ho usufruito di mio fratello, come tutti i fratelli minori,  come “apripista” per ottenere delle libertà che lui alla mia età neanche si sognava. Poiché quando si cresce le distanze si accorciano, ci siamo poi, in seguito, aiutati e spalleggiati a vicenda in molte occasioni: una per tutte quella volta che – pur non avendo la patente, e probabilmente neanche la magiore età – ho preso di nascosto la macchina di mio padre per fare un giro con la mia amica Elisabetta, non pensando che non avrei mai ritrovato lo stesso posto per parcheggiare; lui parcheggiò l’auto in un posto diverso dicendo che l’aveva presa lui. Quando, a 22 anni, dovette andare a Frosinone a lavorare fu per me un dolore incredibile e dopo quando, sposandosi, si trasferì addirittura a Bologna – ancora, alla luce di altri fatti,  mi chiedo perché non Roma – fu lutto stretto per molti anni. E’ vero purtroppo che la lontananza geografica allontana, non certo i sentimenti, ma la confidenza. E’ difficile per telefono, confidare una preoccupazione, raccontare tante piccole cose come solo la quotidianità ti consente di fare. Noi poi, oltretutto, siamo ambedue abbastanza schivi per tutto ciò che attiene ai sentimenti. Ci sono stati dei momenti in cui mi ha profondamente deluso, ma solo perché per molto tempo ho continuato a mitizzarlo. Ora so che, con tutti i suoi difetti, le debolezze e le incoerenze di un uomo comune, è comunque una persona speciale, e soprattutto ho capito e so con certezza che per me ci sarà sempre.

IL FIGLIO DI J.J.ultima modifica: 2008-10-07T10:48:00+00:00da amanecer58
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3 pensieri su “IL FIGLIO DI J.J.

  1. Ciao, sono una affezionata lettrice dei blog di tuo fratello e di tuo nipote, che ho conosciuto anche personalmente.
    Mi mancava solo il tuo punto di vista e adesso mi sento proprio una parte della vostra simpatica famiglia. 🙂
    Molto belli e molto veri i ritratti che fai.
    Un saluto,
    Artemisia

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